Editoriale n° 2

Redazione

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In continuità con il tema dell’impegno iniziatico trattato nel prece­dente numero della rivista affrontiamo qui l’argomento, strettamente connesso, dell’attività interiore.

Nell’articolo Alcune questioni fondamentali il nostro collaboratore Albano Martín de la Scala tratta i temi del patto e dell’attività iniziatici e termina sottolineando l’importanza di una prima chiarificazione mentale attraverso un processo di discriminazione. In Alcune osserva­zioni a proposito dell’opera di René Guénon, J. C. pone l’accento sulla funzione cosmica ricoperta da quest’autore e affronta tra altri temi quello del lavoro iniziatico.

Negli articoli Iniziazione e “passività” e Contro il “quietismo” R. Guénon sottolinea come il lavoro iniziatico sia essenzialmente attivo e di come la ricettività, essendo un costante sforzo d’assimilazione del­l’insegnamento iniziatico, ne rappresenti il più alto grado che si possa concepire.

Alcuni passaggi della Summa pitagorica di Giamblico rivelano co­me anche in questa scuola sapienziale il cammino verso l’Intelligibile passi attraverso un lungo e faticoso lavoro di purificazione atto a estir­pare le passioni mondane. Le asperità della via che porta alla cono­scenza e la tendenza individuale a scegliere i percorsi in apparenza più facili, col risultato di restare impantanato negli attaccamenti mondani, sono mirabilmente descritte da Petrarca nell’epistola sulla gita al Monte Ventoso, che termina con un’esortazione di S. Agostino a non disperdersi verso l’esteriore ma concentrarsi su quanto è interiore. Doveroso ci pare il riferimento al suo trattato sulla predestinazione delle virtù, Il dono della Perseveranza: le virtù sono doni la cui vera radice risiede in Dio, poiché l’uomo non ha in realtà potere né sul proprio cuore, né sui propri pensieri, il che dovrebbe spingere chi percorre una via spirituale all’accorata invocazione e non certo alla passività.

Ogni essere contingente non può avere in se stesso la propria ragione sufficiente, ergo non è niente di per sé e nulla gli appartiene in pro­prio: nell’articolo “El-Faqru”, R. Guénon fa notare come il prendere coscienza di questa realtà profonda corrisponda alla “povertà spiri­tuale” e implichi l’indifferenza per i frutti dell’azione. Tale presa di coscienza corrisponde all’«Io non sono» di cui parla J. Tauler nel Sermone 83: è l’abbandono totale e sconfinato in Dio che porta alla vera accettazione di tutto ciò che Egli invia e alla rinuncia della volontà individuale.

Il trattato Dell’Essenza eterna prima e dopo la rivelazione teofanica di A. Ibn ‘Ajîba spiega come il Principio spirituale, illimitato, senza inizio e senza fine, si vela e al contempo si rivela manifestandosi nel creato e ribadisce la totale dipendenza degli esseri contingenti, se­condo una prospettiva principiale.

La rivista si conclude con una fiaba d’origine nordica, La princi­pessa sulla Montagna di vetro, nella quale si possono intravedere temi quali la predestinazione, l’accettazione della propria condizione, il “travestimento popolare” e l’aspirazione.