Il chiodo

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C’era una volta un mercante, che aveva fatto buoni affari alla fiera, aveva venduto tutta la merce e riempito la sua saccoccia d’oro e d’argento. Volva tornar indietro ed essere a casa prima di notte. Perciò caricò sul cavallo la valigia col denaro e partì. A mezzogiorno si fermò in una città; quando volle proseguire, lo stalliere gli portò il cavallo, ma disse: – Signore, nella zampa di dietro, a sinistra, manca un chiodo nel ferro. – Lascia che manchi! – rispose il mercante: – per quelle sei ore che mi restano da fare, il ferro potrà certo tenere; ho fretta –. Al pomeriggio, quando smontò di nuovo e fece dare del pane al cavallo, lo stalliere entrò nella stanza e disse: – Signore, al vostro cavallo manca un ferro di dietro, alla zampa sinistra. Devo condurlo dal maniscalco? – Lascia che manchi! – rispose il signore: – per quel paio d’ore che mi restano, il cavallo resisterà. Ho fretta –. Partì, ma non andò molto che il cavallo si mise a zoppicare. Zoppicò per un po’, poi prese a inciampare, e dopo un po’ che inciampava cadde e si ruppe una gamba. Il mercante dovette lasciarlo là in terra, sfibbiar la valigia, mettersela sulle spalle e andar a casa a piedi; e vi giunse soltanto a notte tarda. «La colpa di tutto il guaio, – pensava, – è di quel maledetto chiodo». La fretta vuol agio.

* Grimm, Le fiabe del focolare, Einaudi, Torino, 1951.