“Aforismi” sul silenzio

AA. VV.

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«Il silenzio è una forma di saggezza, ma poche persone lo praticano»[1].

Gesù, il figlio di Maria, disse: «Benedetto colui il cui discorso è nel ricordo di Dio, il cui silenzio è la riflessione, e la cui osservazione è una lezione, colui che controlla la sua lingua, colui la cui casa è sufficiente, che piange per i suoi peccati, e dal cui male le persone sono al sicuro. O figlio di Adamo, sii disinteressato a ciò che le persone possiedono ed essi ti ameranno, accon­tentati di ciò che Dio ti ha assegnato e sarai il più ricco tra le persone, ama per la gente ciò che ami per te stesso e sarai un credente, non danneggiare il tuo prossimo e sarai un musulmano, e non ridere troppo altrimenti indebolirai il tuo cuore»[2].

«Giuro per colui al di fuori di chi non v’è altra divinità che merita di essere adorata, non v’è nulla sulla terra che meriti d’essere rinchiuso in prigione più a lungo della lingua»[3].

«Chi crede in Dio e nell’Ultimo Giorno dovrebbe pronunciare buone parole o meglio mante­nere il silenzio»[4].

«Un musulmano è colui che evita di nuocere ai musulmani con la lingua o le mani. E un emigrante è colui che abbandona tutto ciò che Dio ha proibito».[5]

A un certo punto afferrò la lingua e disse: «Oh lingua! Parla bene e sarai ricompensata, o rimani in silenzio e sarai al sicuro prima che te ne debba pentire». «La maggior parte dei peccati dei figli di Adamo sono a causa delle loro lingue»[6].

«Possa Dio avere misericordia di colui che ha parlato giustamente ed è stato premiato, o che è stato in silenzio ed è rimasto al sicuro»[7].

Ho chiesto: «Oh Messaggero di Dio, quale azione ci salverà (quando il mondo si corromperà alla fine dei tempi)?». Il Messaggero di Dio rispose: «Controllate la lingua, lasciate che la vostra casa sia sufficiente per voi, e piangete per i vostri peccati»[8].

«Chi osserva il silenzio è salvato»[9].

«Chiunque mi garantisce quel che è tra le gambe e quel che è tra le sue labbra, gli garantisco il Paradiso»[10].

«I peggiori nella mia nazione sono quelli che parlano troppo, che diffondono chiacchiere e riem­piono la bocca con le parole. I migliori della mia nazione sono quelli con il miglior carattere»[11].

«Certamente quelli di voi che amo di più e che saranno più vicino a me nell’aldilà sono quelli che si comportano meglio. E certamente quelli di voi che detesto di più e che saranno più lontano da me nell’aldilà sono quelli che si comportano peggio, i chiacchieroni pretenziosi e orgogliosi»[12].

Mu’adh: «Qual è il miglior atto? Si tratta della preghiera dopo la preghiera obbligatoria?». Il Profeta: «No, ma questo’atto è davvero molto buono». Mu’adh: «Il digiuno dopo il digiuno di Ramadan?». Il Profeta: «No, ma quest’atto è davvero molto buono». Mu’adh: «L’elemosina dopo l’elemosina obbligatoria?». Il Profeta: «No, ma quest’atto è davvero molto buono». Mu’adh: «Oh Messaggero di Dio! Allora, qual è il miglior atto?». Il Profeta ha tirato fuori la sua lingua e vi ha messo sopra il suo dito. Mu’adh: «Oh Messaggero di Dio! Saremo giudicati per tutto ciò che diciamo e ciò sarà iscritto contro di noi?». Il Profeta battè più volte sulla spalla di Mu’adh e disse: «Che tua madre ti perda oh Ibn Jabal! E che cosa farà cadere le genti sulle loro facce nel fuoco dell’inferno se non quello che le loro lingue hanno raccolto?»[13].

«Certo può essere che un uomo tra voi dica una parola con la quale fa ridere la gente ma che lo farà cadere da più alto del cielo. Certo può essere che un uomo tra voi dica una parola con la quale fa ridere i suoi compagni ma a causa della quale Dio si adirerà contro di lui, non sarà sod­disfatto di lui fino a quando non lo faccia entrare nel fuoco»[14].

«Dio è vicino alla lingua di ognuno; Egli conosce ogni parola pronunciata. Si devono dunque temere le parole che si dicono»[15].

Un uomo insultò Abû Bakr in presenza del Profeta che era seduto. Questi cominciò a sorri­dere e a gioire. Ma quando l’uomo esasperò Abû Bakr con le sue ingiurie, quest’ultimo rispose ad alcuni dei suoi insulti. Il Profeta si arrabbiò e si alzò. Abû Bakr si affrettò a raggiungerlo e gli disse: «Oh Messaggero di Dio! Quest’uomo mi ha insultato mentre eri seduto. Quando ho risposto ad alcune delle sue parole, ti sei corrucciato e ti sei alzato!». Il Profeta rispose: «C’era un angelo che rispondeva al tuo posto, ma quando hai cominciato a rispondere a certe ingiurie, Satana è apparso. Ora non è conveniente per me sedere con Satana». Il Profeta disse poi: «Oh Abû Bakr! Tre cose non sono che verità: nessun oppresso si astiene dal rispondere all’ingiu­stizia che gli è fatta cercando così la soddisfazione di Dio, senza che Dio non gli faccia giustizia con forza; nessun uomo consuma dei suoi beni al fine di rafforzare i legami di parentela senza che Dio decuplichi la sua ricchezza; e nessun uomo si permette di mendicare al fine d’arricchire se stesso senza che Dio aumenti la sua povertà»[16].

«Chiunque viene a conoscenza di un peccato di suo fratello e lo nasconde, Dio nasconderà i suoi peccati nel giorno della resurrezione»[17].

«Colui che parla tanto sbaglia tanto e quando sbaglia tanto il suo pudore diminuisce. Quando il suo pudore diminuisce il suo cuore muore e quando il suo cuore muore la sua fede parte»[18].

* Con il termine hadîth (in arabo حديث‎, che deriva dalla radice ḥ-d-th, “accadere”, “raccontare un avveni­mento”, “riportare”, “avere o dare notizia”) s’intende un “aforisma” dalla vita di Maometto. Esistono ce­lebri raccolte di hadîth, classificati per catena di trasmissione e affidabilità, parte costitutiva della cosid­detta Sunna, la seconda fonte della Legge islamica dopo il Corano. Quelli che presentiamo sul silenzio evidenziano come anche in questa forma tradizionale siano riconosciuti i benefici insiti nel trattenere la propria lingua («(L’uomo) non pronuncerà nessuna parola senza che presso di lui ci sia un osservatore solerte» (Corano, 50, 18)). Per brevità omettiamo la catena di trasmissione e le eulogie che nelle raccolte di hadîth normalmente accompagnano i nomi dei profeti e dei santi.

[1] Tabari, Jami’ al-Bayan, 628.

[2] Qalanisi, Tarikh Dimashq, 51199.

[3] Albani, Sahîh at-Targhib, 2858).

[4] Muslim, Sahîh, 1, 75.

[5] Bukhari, Sahîh, 8, 76, 491.

[6] Tabarani, Mu’jam al-Kabîr, 1030.

[7] Bayhaqi, Shu’b al-Iman, 4579.

[8] Ahmad ibn Hanbal, Musnad, 21650.

[9] Tirmidhi, Sahîh, 2501.

[10] Bukhari, Sahîh, 8, 82, 799.

[11] Bukhari, Al-Adab al-Mufrad, 1308.

[12] Albani, Sahîh at-Targhib, 2662.

[13] Albani, Sahîh at-Targhib, 2866.

[14] Al-Albani, Sahîh at-Targhib, 2877.

[15] Riportato da Hatib.

[16] Abû Dâwûd, Kitab al-Sunan, 4896-4897; Albani, Sahîh at-Targhib, 2231.

[17] Albani, Sahîh at-Targhib, 2336.

[18] Da Omar ibn al-Khattab.