Editoriale

Redazione

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Il presente numero della rivista, in continuità con il precedente, è dedicato al silenzio e al segreto. Come di consueto in esso trovano spazio testi di varie forme tradizionali che, nella diversità dell’espressione utilizzata, testimoniano di un’unica verità profonda universalmente riconosciuta.

L’articolo di fondo del nostro collaboratore Albano Martín de la Scala, ricco di spunti di riflessione, evidenzia come i testi tradizionali autentici possano favorire la ricerca spirituale solo se in assonanza con la natura profonda del lettore e, a tal proposito, indica il “filone spirituale” che la rivista Lettera e Spirito intende valorizzare.

Il concetto della tradizione unica celata sotto le diverse forme esteriori si ritrova nella celebre novella sui tre anelli dal Decameron di Boccaccio, a testimonianza di come ancora a quell’epoca vi fosse coscienza del legame con il vero “centro del mondo”.

L’importanza del silenzio nel corso del cammino spirituale e le virtù a esso connesse trovano conferma in testi di diversa origine, quali l’estratto dei Pirqé Avot, lezioni dei padri dell’ebraismo, gli “Aforismi” sul silenzio dal mondo islamico e l’opuscolo Sulla loquacità di Plutarco, che ammonisce: «Le persone che hanno ricevuto un’educazione nobile e davvero regale prima im­parano a tacere e solo in un secondo momento a parlare».

La ricerca di pace, tranquillità, solitudine e silenzio, dapprima esteriori e poi via via più interiori, è un punto di partenza irrinunciabile per chi aspiri a vivificare il proprio legame con le realtà spirituali, eterne, inesprimibili e incomunicabili, con le quali si tratta di mettersi in armo­nia. Questi e altri concetti trovano spazio nell’articolo Silenzio e solitudine di R. Guénon, nella seconda parte degli estratti de La vita solitaria di Petrarca e in un sermone di Meister Eckhart.

Sempre sul tema dell’inesprimibile pubblichiamo un estratto de La Guida dei perplessi di Maimònide, che ci insegna come gli attributi divini, in quanto non manifestati, possano essere espressi solo in forma negativa.

Nell’articolo Del segreto iniziatico R. Guénon indica come esso sia tale perché di natura “inesprimibile” e “incomunicabile” e come le organizzazioni iniziatiche possano adottare accessoriamente dei segreti esteriori per la loro portata simbolica e educativa.

Segue lo studio La dottrina vedica del “Silenzio”, in cui A. K. Coomaraswamy ricollega gli aspetti “supremo” (“inesprimibile”) e “non-supremo” del Principio che appaiono inseparabil­mente associati in numerosi testi sacri indù a quanto R. Guénon ha esposto nel precedente arti­colo sul “segreto iniziatico”, così come ai “miti” e ai “misteri” intesi nel loro senso originario. Senza nulla togliere all’estrema profondità della pura dottrina presentata in questo lavoro ap­parirà evidente il contrasto tra la sua espressione, poco adatta alla forma mentis del lettore occidentale, e quella proposta in altri scritti della nostra rivista.

I temi del segreto, dell’aspirazione, del silenzio e del sacrificio si ritrovano infine nella gustosa fiaba dei Fratelli Grimm Il fedele Giovanni, che chiude questo numero.

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